Teoria della deriva: spazio e territorio

L’Internazionale Situazionista fu un movimento rivoluzionario in campo politico e artistico, con radici nel marxismo, nell’anarchismo e nelle avanguardie artistiche dell’inizio del Novecento. Formatosi nel 1957, restò attivo in Europa per tutti gli anni sessanta, aspirando ad importanti trasformazioni sociali e politiche.

Programma dell’Internazionale Situazionista è il creare situazioni, definite come momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi. Le situazioni vanno create tramite l’Urbanismo Unitario, un nuovo ambiente spaziale di attività dove l’arte integrale ed una nuova architettura possano finalmente realizzarsi, la psicogeografia, ovvero l’esplorazione pratica del territorio attraverso le derive, e l’idea del potenziale rivoluzionario del tempo libero. I situazionisti si propongono di inventare giochi di una nuova essenza, ampliando la parte non-mediocre della vita, diminuendone, per quanto possibile, i momenti nulli.

Nel primo numero del bollettino dell’Internazionale Situazionista, pubblicato nel 1958, la psicogeografia viene definita “Studio degli effetti precisi dell’ambiente geografico, disposto coscientemente o meno, che agisce direttamente sul comportamento affettivo degli individui”. Deve essere intesa come un gioco e allo stesso tempo un metodo efficace per determinare le forme più adatte di decostruzione di una particolare zona metropolitana. La tecnica dell’esplorazione psicogeografica è la deriva.

La deriva si contrappone alla nozione classica di passeggiata o viaggio, è molto più simile al comportamento di quel prodotto della rivoluzione industriale che Charles Baudelaire chiama la “flânerie” (il passeggiare). Il termine viene coniato dal poeta nell’ambiente parigino, un ambiente che lascia spazio all’esplorazione non affrettata e libera da programmi. Il protagonista di queste passeggiate è detto “Flâneur” (indica il gentiluomo che vaga per le vie cittadine) ovvero un “botanico del marciapiede”, un conoscitore analitico del paesaggio che lo circonda.

Gustave Caillebotte, Paris street, rainy day, 1877
 

Walter Benjamin adottò questo concetto dell’osservatore urbano sia come strumento analitico che come stile di vita. Dal suo punto di vista Benjamin descrive il flâneur come un prodotto della vita moderna decisamente appartenente alla classe borghese, parallelo all’avvento del turista. Benjamin divenne il suo stesso esempio principale, raccogliendo le osservazioni sociali ed estetiche che ricavava da lunghe passeggiate per le vie di Parigi.

La deriva era una pratica estetica che discendeva dalle esperienze di spaesamento già sperimentate negli anni venti con le “visite-escursioni” di Dada e con le “deambulazioni” dei surrealisti, i quali avevano già riconosciuto nell’erranza una possibilità espressiva dell’anti-arte, voleva essere un vero metodo scientifico di lettura della città. Appoggiandosi al concetto di psicogeografia la deriva tendeva al “riconoscimento degli effetti psichici del contesto urbano sull’individuo e sui suoi comportamenti”.

 Alcuni suggerimenti di Guy Debord, personaggio di spicco del movimento situazionista, su come affrontare una deriva:
 
«Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che sapete, ma in base a ciò che vedete intorno. Dovete essere straniati e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta. Un modo per agevolarlo è camminare con passo cadenzato e sguardo leggermente inclinato verso l’alto, in modo da portare al centro del campo visivo l’architettura e lasciare il piano stradale al margine inferiore della vista. Dovete percepire lo spazio come un insieme unitario e lasciarvi attrarre dai particolari.»
 
Guy Debord, Théorie de la dérive, in Les Lèvres nues, n. 9, novembre 1956, Bruxelles; ripubblicato senza le due appendici in Intenationale Situationniste, n° 2, dicembre 1958, Parigi; trad.it. Internazionale Situazionista, Nautilus, Torino
 

La deriva si distingue dal semplice passeggio essenzialmente per il tipo di approccio al territorio. Chi “deriva” rinuncia al modo convenzionale di spostarsi, adotta una strategia di passeggio indeterminato che lo porta a muoversi in maniera casuale all’interno di un territorio, lasciandosi andare alle sollecitazioni del terreno. Questo comportamento permette di cogliere nuovi feedback, che un durante passeggio predeterminato e abitudinario non verrebbero percepiti, in quanto al di là del riconoscimento di unità ambientali, delle loro componenti principali e della loro localizzazione spaziale, si possono cogliere aspetti della vita reale, un’informazione adimensionale che amplia la visione del territorio oltre le tre dimensioni. La deriva non va intesa solo dal punto di vista romantico di perdersi nello spazio, è soprattutto un processo di raccolta di informazioni e sensazioni che ci aiutano ad intendere lo spazio in cui ci siamo “persi”.

In campo architettonico, la deriva si pone come obiettivo di implementare l’informazione bidimiensionale della cartografia con apprezzamenti personali attraverso l’uso di altre tecniche di indagine del territorio: fotografia, registrazione audio-video, diagrammi crono-spaziali, mappe emozionali, cartografie non convenzionali, ecc…

Si tratta di dotare l’osservatore di strumenti che possano aiutarlo a leggere ed esprimere il territorio in maniera soggettiva (senza dimenticare gli aspetti oggettivi), di trasformare lo spettatore in attore di uno spettacolo quale la scoperta dello spazio che ci circonda. La deriva implica lo sviluppo di un forte spirito critico (libero da pregiudizi), di un’osservazione profonda non solo dello spazio ma anche degli avvenimenti che ci circondano, della capacità di sottolineare il valore del dettaglio.

Atri suggerimenti di Guy Debord relativi al tempo e al numero di partecipanti di una deriva:
 
«Ci si può lasciar andare alla deriva da soli, ma tutto mostra che la suddivisione numerica più fruttuosa consiste nella formazione di parecchi piccoli gruppi di due o tre persone giunte ad una stessa presa di coscienza, poiché il confronto tra le impressioni di questi differenti gruppi deve consentire di arrivare a delle conclusioni oggettive. E’ auspicabile che la composizione di questi gruppi cambi da una deriva all’altra. Superando il numero di quattro o cinque partecipanti, il carattere proprio della deriva decresce rapidamente ed in ogni caso non è possibile superare la decina di persone senza che la deriva si frammenti in più derive condotte simultaneamente. D’altronde la pratica di quest’ultimo movimento è di grande interesse, ma le difficoltà che esso comporta non hanno mai sinora consentito di organizzarlo con l’ampiezza auspicabile. La durata media di una deriva è di una giornata, considerata come l’intervallo di tempo compreso tra due periodi di sonno. I punti di partenza e di arrivo, nel tempo, in rapporto al giorno solare sono indifferenti, tuttavia bisogna notare che in genere le ultime ore della notte sono poco adatte alla deriva.»
 
Guy Debord, Théorie de la dérive, in Les Lèvres nues, n. 9, novembre 1956, Bruxelles; ripubblicato senza le due appendici in Intenationale Situationniste, n° 2, dicembre 1958, Parigi; trad.it. Internazionale Situazionista, Nautilus, Torino
 

Abbiamo visto come quando si pratica una deriva, quello che normalmente percepiamo come spazio inizia ad essere definito territorio, mi sembra quindi interessante seguire con un analisi dei termini partendo dalla definizione data dal vocabolario Treccani.

Possiamo vedere come lo spazio viene definito come un contenitore di “cose materiali” tra loro messe in relazione da proprietà geometriche, mentre in architettura lo spazio già non è un contenitore ma un contenuto; uno spazio interstiziale fra oggetti risultante da una data composizione architettonica.

 «L’architettura è l’arte di sprecar spazio.» Philip Johnson
 
 

Il territorio invece viene comunemente inteso come unità giurisdizionale, una porzione di terreno delimitata da confini. Dalla definizione data dall’etologia (la moderna disciplina scientifica che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale) vediamo come questa porzione di terra in realtà implica la presenza di esseri viventi che, ed il territorio assume dei valori che vanno ben oltre al semplice valore fondiario.

Pensiamo ad una comunità animale, che cos’è per loro il territorio? Il loro territorio è innanzitutto la loro casa, il luogo dove sono cresciuti e dove crescono la loro prole. L’estensione del loro territorio dipende dalla quantità di risorse disponibili per sopravvivere, per questo il branco marca e difende il territorio. Per gli animali però il territorio non è solo quella porzione di spazio all’interno dei confini, ma soprattutto quel luogo che rappresenta la loro vita e che racchiude le relazioni sociali del branco.

Il territorio quindi non va inteso solo come un contenitore, un territorio ospita si oggetti ed esseri viventi, ma anche le relazioni che intercorrono fra di essi; sul territorio vediamo impresse le tracce lasciate da chi lo abita o lo ha abitato, il territorio è depositario della storia e dei sentimenti di un gruppo di esseri viventi.

L’esplorazione dello spazio attraverso la deriva aiuta a vedere quelle cose che permettono di qualificarlo, di conferirgli quell’identità propria del territorio, permette di aggiungere dimensioni (temporale, emozionale, culturale, ecc…) alla bidimensionalità di una mappa. L’elaborazione poi di una cartografia non convenzionale, dove lo spazio viene tradotto in dati ed emozioni ci aiuta a comprendere il territorio, a capire chi vive quel territorio, come lo vive e quali sono le peculiarità di questo spazio.

Qui di seguito un estratto del testo del prof. Rafael de Lacour presentatoci in preparazione all’esercizio di deriva come tecnica di approccio al progetto. (proyectos3, etsa Granada):
 
 «L’approccio del viaggio è quello di ottenere dati volti al progetto e la sperimentazione più diretta possibile da parte degli studenti, divisi in gruppi, di quegli aspetti della realtà suscettibili di utilizzo. Si propone pertanto come metodo più appropriato di analisi e di studio la deriva (deriva in quanto passeggio indeterminato che incoraggia la capacità di essere sorpreso) per incoraggiare l’intuizione progettuale, la comprensione, la conoscenza e la considerazione di un argomento più complesso di semplice intervento architettonico.»
 
 fonte: http://citywiki.ugr.es/wiki/Proyectos_3_grupo_E/trabajos_11-12/procesos_creativos/enunciado_deriva
 

La deriva ci permette di esplorare qualsiasi tipo di spazio ed intenderlo come territorio, dove qualcuno vi abita, dove c’è della vita. La possibilità di “perdersi” in uno spazio e di percorrerlo senza fretta, potendo soffermarci su un dettaglio di una casa, su un volto vissuto di una persona anziana, di poter ascoltare gli indigeni all’interno di un bar, di poter vedere dei bambini che giocano per strada… ci permette di raccogliere una serie di informazioni che possiamo usare per qualificare un dato spazio.

Qualsiasi spazio, sia essa una città o un paesaggio, smette di essere un pezzo di terra che contiene oggetti solo nel momento in cui inizieremo a investigarlo, a comprenderlo e a scovare le relazioni che esistono al suo interno.

link di derive degli studenti del corso di proyectos3 etsa Granada: http://citywiki.ugr.es/wiki/Proyectos_3_grupo_E/trabajos_11-12/procesos_creativos/elecciones_deriva
 
 Mario Lazzaroni
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in deriva. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Teoria della deriva: spazio e territorio

  1. Pingback: Guy Debord – Introduzione a una critica della geografia urbana | MYEXPANDEDMIND

  2. Pingback: “Gravner a Oslavia: Incredulità e Stupore” di Bruno Frisini | Natura delle Cose

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...